A proposito di Kimi

Inutili teorie–25/04/2014

Raikkonen: il momento no di Kimi. Dov’è finito Iceman?

Dopo la deludente prestazione offerta in Bahrain la Ferrari è ripartita dalla Cina con il terzo posto conquistato da Alonso, tornato su livelli simili a quelli messi in mostra nel 2012 quando ad inizio stagione doveva arrancare con una monoposto ancora alla ricerca della propria identità. Ovviamente, molto dipende dalla macchina che ti consente di esprimerti al meglio, tuttavia è innegabile che a Shanghai lo spagnolo, non lo diciamo solo noi, ha fornito una grande prova di concentrazione e di talento nella guida. Purtroppo, la gara opaca di Raikkonen, sempre molto in difficoltà nel comprendere la F14 T, ha fatto da contraltare alla prova positiva offerta dallo spagnolo innescando come spesso accade molti interrogativi sul momento no del finlandese.

Partendo dal presupposto che Kimi non è un “brocco”, perché un mondiale, 20 Gran Premi vinti, 39 giri veloci e 16 pole position, dicono tutto il contrario, Iceman sta patendo in misura più o meno simile alcuni problemi di adattamento alle vetture 2014 che sono effettivamente un’altra cosa rispetto a quelle dello scorso anno. Ma se Vettel ha i suoi bei guai nel gestire la situazione interna con Ricciardo e una RB10 che non sente “sua”, Raikkonen si trova a dover fronteggiare uno stato delle cose forse peggiore, dove sia la difficoltà nel gestire tutti i comandi di bordo che il comportamento anomalo della Rossa lo hanno portato a non capirci molto. A proposito dei problemi di Kimi, i sintomi si sono visti fin dai test invernali, dove insieme a qualche guasto tecnico che purtroppo lo ha limitato dal punto di vista del chilometraggio, altra cosa di cui tenere conto, il finnico ha mostrato di gradire poco le reazioni di una macchina davvero diversa dall’ultima Lotus che ha portato in pista nel 2013. La minor trazione in uscita di curva, male cronico di tutte le ultime Ferrari, e l’aerodinamica ridotta dalle norme introdotte nel 2014 sembra non sia addicano proprio al suo stile di guida. Infatti, le problematiche di cui si lamentava Raikkonen anche in Cina riguardavano un pò tutto il comportamento generale della monoposto.

In questo momento, a Maranello stanno lavorando a pieno regime per cercare di dare ai due piloti una vettura che possa esprimersi al meglio. Alcuni aggiornamenti (leggi qui) sono stati introdotti nei test del Bahrain ed utilizzati con successo in Cina, mentre altri, si spera ancor più efficaci, dovrebbero arrivare per Barcellona. Sicuramente, saranno di aiuto, ma se Alonso ha mostrato di saper sfruttare al meglio le novità montate sulla F14 T, Raikkonen ha portato a termine il Gran Premio solo in ottava posizione e a ben cinquantatré secondi di distacco dal compagno di squadra. Un dato che deve far riflettere. E probabilmente, in Ferrari se ne sono accorti subito appena calata la bandiera a scacchi dell’ultima gara, perché il nuovo Team Principal Marco Mattiacci si è intrattenuto a lungo con Kimi, certamente molto insoddisfatto per come sono andate le cose. Sintomatico anche il successivo colloquio del finlandese con il suo ingegnere di pista, Antonio Spagnolo, al quale sulla griglia due gare fa aveva chiesto concetti spiegati con più immediatezza. A questo punto, e parliamo un dato riscontrato in base ai commenti di alcuni lettori ad articoli pubblicati di recente sulle pagine di FormulaPassion, è emersa una tesi complottistica nei confronti del rapporto Raikkonen – Ferrari. Un aspetto che sinceramente trova alcuni riscontri, ma è ben presto alienato dalle necessità di un team che non può permettersi altre battute a vuoto dopo le ultime quattro stagioni.

I vertici del Cavallino avevano deciso lo scorso anno di prendere Raikkonen perché Massa ormai non garantiva più quello standard di rendimento che la squadra si auspicava e la seconda posizione persa nel mondiale Costruttori ai danni della Mercedes alla fine della passata stagione, è stata condizionata anche dalle prestazioni altalenanti del brasiliano che aveva raccolto ben 130 punti in meno di Alonso giunto secondo dietro a Vettel. Sarebbe controproducente oltre che lesivo avvalersi di un pilota, peraltro ben pagato, che offre un rendimento sotto le attese dal momento che si è deciso di seguire un trend meno “Alonso dipendente”, poiché nel bene e nel male Fernando ha tenuto a galla da solo la Ferrari dal 2010 sino ad oggi. Ingaggiare Kimi, non stato solo un capriccio di Montezemolo per rispondere alle intemperanze “ungheresi” dello spagnolo, affiorate nella calda estate dell’anno scorso, ma anche il modo di cercare di rilanciare la squadra dal punto di vista sportivo. Sicuramente, essendo da più tempo all’interno del contesto è logico che Alonso abbia fornito indicazioni maggiori ai tecnici nella costruzione della nuova monoposto, ma è altrettanto vero che la Ferrari è una grande squadra e assicurandosi i servigi di Raikkonen, ha stipulato con lui un contratto e definito il suo ruolo ancora quando la macchina era un disegno che stava sulla scrivania di Tombazis e degli altri ingegneri. In questi casi vengono fornite delle garanzie e sembra difficile che un tipo come Kimi abbia accettato di guidare una Ferrari fatta su misura per Alonso solo perché la Lotus non gli garantiva più lo stipendio. A quel punto avrebbe potuto accettare l’offerta della Red Bull.

Il fatto è che una volta calatosi nelle realtà delle nuove monoposto Raikkonen ha incontrato delle difficoltà inaspettate, che nemmeno lui prevedeva nel momento in cui ha scelto di tornare a Maranello. Inoltre, ha per compagno di squadra un Alonso che, al di là della sua grande bravura, è ormai abituato da anni a lottare con vetture difficili e appena il mezzo lo supporta riesce a tirare fuori quel guizzo che lo porta spesso a compiere gare incredibili. Il tempo e le migliorie Ferrari saranno sicuramente di grande aiuto per il finlandese, il quale vista la sua enorme sensibilità di guida e il suo stile, che predilige un anteriore molto preciso, ha la necessità di una macchina decisamente più tarata su queste caratteristiche. Inoltre, non va dimenticato che la Lotus guidata fino alla passata stagione, oltre che diversa perché dotata di ali più grandi e scarichi soffianti, era anche una macchina costruita sul concetto di una particolare sospensione posteriore che forniva sia a Raikkonen che a Grosjean un comportamento diverso rispetto a quello di altre monoposto della concorrenza. Certo, verrebbe da dire che i campioni si devono adattare a tutto, ma il caso analogo di Vettel fa riflettere ed è lo specchio della rivoluzione introdotta nel 2014. In più, la poca affinità di Kimi con i volanti pieni di pulsanti (vi ricordate a riguardo i tweet Lotus) e i molteplici comandi da gestire pare abbia fatto il resto. Quindi, diamo tempo al tempo, perché Iceman sicuramente ritornerà…

Da F1Passion.it



[…]

Allied to that are the problems being faced by Kimi Raikkonen. Initially the team blamed a lack of comfort with the car’s brake-by-wire system only for the Finn to rubbish his own team’s excuse in public. The Finn admits, however, to struggling with the front end of the F14 T and so far those problems haven’t been cured. In China, too, Raikkonen confessed that his driving style was at odds with the circuit and the conditions. “I don’t think I work the tyres very hard. So obviously when it’s cool conditions and wet conditions it’s been many years that it’s been hard to get the tyres working,” he said. “Today it just feels that when you have a new tyre it works well until the grip from the new tyres goes away and obviously you have to go slower and then you start cooling down the tyres more. Everything goes round and round and you cannot fix that. I reckon it’s more to do with that.”

[…]

Solving the issues affecting Raikkonen would seem to be an immediate racing goal. The Finn hasn’t lost any of the pace and skill that saw him take eight podium finishes from the 17 races he contested last year.

[…]

Da JamesAllenonF1.com

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