A proposito di Kimi

Bilancio dei test, opinioni–06/02/2015

Mauro Forghieri: Non è la Ferrari di Alonso, Tombazis e Fry

Ingegner Forghieri, la Ferrari torna a casa dalla Spagna con il sorriso sulla faccia dei tecnici e dei piloti. Fuoco di paglia o il vento è cambiato?
“A mio modesto avviso si possono dire, in questo preciso momento, poche cose credibili in merito all’esordio della SF15-T. Vettura decisamente meno brutta rispetto a quella del 2014. La nuova Ferrari mi sembra “più sana” se volessimo confrontarla con la F14-T, mentre non sono assolutamente in grado di stabilire se gode di maggiore o minore carico aerodinamico e probabilmente gli stessi tecnici di Maranello non hanno ancora l’esatta cognizione di quali siano gli effettivi punti di forza e i limiti della nuova macchina. Con la definzione di “più sana”, intendo la capacità di risposta della vettura rispetto agli interventi e quindi alle aspettative degli ingegneri. La nuova monoposto risponde puntualmente in positivo o in negativo alle soluzioni adottate di volta in volta e questo è un fattore di valutazione molto importante e contituisce un elemento promettente. Mi auguro che gli uomini della Ferrari abbiano raccolto tanti dati preziosi in questa prima sessione di test.”

Tombazis e Fry non ci sono più. I loro sostituti sono in gran parte giovani italiani che da anni lavorano alla Ferrari, una storia simile alla sua quando all’età di 23 anni si è trovato a dirigere il reparto corse dopo un’epurazione di tecnici decisa in poche ore da Enzo Ferrari…
“Un altro aspetto importante della Ferrari 2015, è l’entusiasmo ad un livello che mancava da anni ed anni tra gli uomini di Maranello. L’esplosione di battimani quando Sebastian Vettel è rientrato ai box di Jerez, è la prova migliore del livello di intesa e di complicità di un team che sta bene insieme sotto la regia di Maurizio Arrivabene, uomo con grandi capacità motivazionali. Se è vero che è stato Sergio Marchionne a designare Arrivabene alla guida della squadra, mi sembra non potesse fare scelta più azzeccata il presidente del Cavallino Rampante. Maurizio lo conosco sin dai tempi in cui – con Aleardo Buzzi al vertice della Philip Morris – aiutava economicamente Clay Regazzoni a correre in Formula 1. E poi Arrivabene, grazie alla precedente lunga esperienza nel settore del marketing, ha il pregio di conoscere quali sono i migliori canali per trovare mezzi ecnomici per la squadra che, visti i tempi di crisi, per quanti possa disporne, non bastano mai. I quattrini inoltre hanno il pregio di aiutare a superare meglio gli errori. “Meglio piangere in Rolls Royce che su un tram”, sosteneva Aristotele Onassis.”

Nella sua lunga carriera a Maranello ha disegnato di tutto: motori, alettoni, telai, sospensioni, monoposto e prototipi di successo… Quali sono gli aspetti della nuova vettura che di più hanno colpito la sua “visione” di tecnico?
“Ritengo in assoluto che l’aspetto più importante della nuova Ferrari sia quello del profondo miglioramento della meccanica della vettura, carenza invece che aveva segnato pesantemente i risultati, almeno negli ultimi tre anni. Penso che i correttivi apportati da Allison con il nuovo staff dei giovani ingegneri, siano scaturiti dalla lunga serie di lamentele sollevate da Kimi Raikkonen in passato. Quante volte il pilota finlandese manifestava poca fiducia per la macchina che, secondo lui, non riusciva a controllare in quelle che avrebbe voluto reazioni più dirette? Vedendolo guidare la F14-T, Kimi sembrava un principiante. A Jerez invece ha svolto un lavoro importante e mi risulta che oggi Raikkonen sia molto contento del suo primo approccio con la nuova Ferrari, tanto quanto Sebastian Vettel, compagno con il quale – aspetto non trascurabile – va molto d’accordo. Kimi è un pilota istintivo, tutt’altro che sprovveduto e se ha confermato le qualità di base della SF15-T, significa che la strada imboccata dai tecnici è quella giusta. Da qui a vincere un Gran Premio, bisogna andarci piano perchè nei test spagnoli i concorrenti non hanno mostrato il loro vero potenziale, quindi la cautela è d’obbligo.”

La vettura 2014 soffriva in particolare per una carenza nella componente motoristica. Si diceva che il peccato originale fosse il sottodimensionamento della power unit…
“I concorrenti della Ferrari ritengo abbiano cercato, in questa prima fase, l’affidabilità e i migliori protagonisti della scorsa stagione dovrebbero confermarsi anche nel campionato 2015, sebbene a Maranello un passo avanti lo hanno fatto sicuramente con l’evoluzione della componente motoristica, migliorando la coppia intermedia attraverso un profondo lavoro sull’elettronica, aumentando il dimensionamento del turbocompressore e cercando nuove soluzioni per ottimizzare la combustione con quella “brutta bestia” che è l’iniezione diretta nei motori sovralimentati. Raccogliendo voci di corridoio, mi pare di capire che gli ingegneri abbiano svolto un gran lavoro di ricerca mettendo a punto soluzioni interessanti. Questi sono gli aspetti più rilevanti, non quelle strane considerazioni sulla distribuzione dei molleggi derivanti dalla sospensione pull rod rispetto alla push rod: tutte due le soluzioni sono valide portando a risultati equivalenti, quindi senza differenze se non nel meccanismo di funzionamento. Mentre su queste vetture la vera differenza è costituita dal motore.”

I risultati consueguiti a Jerez quest’anno, in termini di affidabilità e prestazioni, sono stati molto diversi rispetto all’esordio nelle passate stagioni…
“I tempi registrati a Jerez non devono far nascere troppe speranze perchè il lavoro da svolgere è ancora lungo e impegnativo. Però se di buon mattino c’è un po’ di sole, è già un buongiorno che dovrebbe scongiurare l’arrivo delle fredde nevicate di questi giorni. La prossima sessione di test prevista a Barcellona potrebbe offrire maggiori elementi in termini di continuità di prestazioni. Consideriamo che oggi i tecnici di riferimento della Ferrari sono molto giovani e questo comporta un vantaggio indiscutibile: hanno la testa in un continuo turbinio di idee a differenza dei vecchi che quando si trovano nel pantano, purtroppo non reagiscono con la stessa velocità ed energia. I più giovani non si vergognano di imparare guardando cosa fanno gli altri ed in questo, devo riconoscerlo, gli inglesi sono bravissimi, mentre noi italiani, credendoci un po’ tutti figli di Leonardo da Vinci, a volte ci sentiamo troppo importanti, quando invece la grandezza di un uomo si misura dalla modestia. I giovani devono esserci perchè sono il futuro e la Ferrari è sulla buona strada per diventare competitiva come tutti noi vogliamo. Poi vincere è cosa diversa, sebbene mi senta di condividere il pensiero di Horner della Red Bull, il quale si è ripromesso di mettere sotto pressione la Mercedes: mi sembra una ottima strategia per iniziare ad imporsi in un campionato che l’anno scorso aveva le sembianze del monomarca.”

La vittoria appare ancora lontana, ma il primo passo in quella direzione pare sia stato fatto, quindi potremmo pensare ad una evoluzione positiva durante la stagione sportiva, contrariamente alla regressione senza fine degli anni scorsi…
“Ammetto – amando la Ferrari per le ragioni che tutti possono ben comprendere – di essere contento perchè ero stanco e dispiaciuto di vedere la “mia squadra” maltrattata moralmente. Con ciò non voglio dire che la Ferrari sia uscita dal pantano in cui si era venuta a trovare negli ultimi anni, ma almeno oggi si respira aria nuova senza dover subire il condizionamento di vivere con un team dentro ad un altro team. Questa è stata la grave colpa del passato: Alonso, Tombazis e Fry insieme avevano creato una squadra nella squadra, generando una condizione negativa di alternanze politiche. Anzichè unire gli uomini, avevano dato origine a divisioni interne sempre più profonde, con rimpalli di responsabilità e alibi che non potevano portare risultati nel lavoro.”

La faccia di Alonso, anno dopo anno, era sempre più buia, così come stagione dopo stagione anche la faccia dei tecnici attorno a lui assumeva la stessa espressione nell’attesa di un risultato che ormai tutti sapevano impossibile…
“Fernando Alonso è un gran pilota, non c’è ombra di dubbio. Ma ha avuto a disposizione una macchina che non andava bene nemmeno a lui. Ricordate le critiche che ha rivolto in pubblico ai suoi tecnici? Dovunque è andato, mai ha saputo creare il buonumore e quella coesione all’interno di tutta la squadra, fattori che sono indispensabili per progredire. Con Alonso gli uomini della Ferrari erano in difficoltà tra loro e, come ho detto prima, arrivando al paradosso di avere una squadra dentro alla squadra, condizione questa che un pilota deve assolutamente evitare. Dall’esperienza che ho maturato con Niki Lauda, con Clay Regazzoni, con Jody Scheckter, ho visto come questi piloti sapessero “fare squadra”, creando il clima ideale per lavorare, includendo e non escludendo, infondendo a piene mani la speranza del risultato. A un meccanico impegnato tra box e officina praticamente senza orari, chi può offrirgli la speranza che il lavoro svolto sia proficuo, se non il pilota? Per fortuna che tra Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen corre buon sangue e poi guidano in modo abbastanza simile. Invece fino all’anno scorso anche il solco tra compagni di squadra era molto profondo. Per fortuna è cambiato tutto. Sono proprio contento e fiducioso.”

Da formulapassion.it


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