A proposito di Kimi

Una giornata libera–Intervista a Kimi

Raikkonen: “Fuori dalla pista vivo senza orari. Non ho finito, magari rivinco il mondiale”

Stefano Mancini

Kimi Raikkonen a Singapore è un finlandese in una sauna naturale: dopo un quarto d’ora ha bisogno di aria condizionata. «Non amo il caldo e se potessi eviterei di venire qui – dice mentre assapora un venticello gelido nell’hospitality della Ferrari -. Ma ne ho viste tante e me la caverò anche stavolta». Va diretto al punto, come sempre, però adesso sorride, scherza, suda, racconta del privato. È un po’ meno Iceman («Chiamatemi come vi pare, non mi interessa») e un po’ più pilota esperto e navigato.

Si dice che quest’anno lei vada forte perché ha fretta di tagliare il traguardo e di tornare da suo figlio.

«Davvero? No, non credo che la paternità incida sulle prestazioni di un pilota. La velocità non c’entra con la famiglia».

Comunque questa è stata una delle sue migliori stagioni in Ferrari, a parte il titolo del 2007.

«È vero, anche se il Mondiale rimane il momento della carriera che mi è rimasto più impresso».

Nel 2015 qui finì con un terzo posto suo e la vittoria di Vettel. Come sono le premesse stavolta?

«Abbiamo alcune idee su cui lavorare. Il caldo di solito è una condizione a noi favorevole, il che non garantisce che finiremo primo e secondo».

Si è allenato in modo particolare?

«No. A che servirebbe cambiare abitudini per due settimane?».

A che ora va a dormire in questi giorni?

«Quando ho sonno».

E riesce ad adattarsi al fuso orario e alle temperature?

«Tra due settimane correremo in Malesia che è anche peggio, a volte ci sono Gran premi altrettanto caldi in Europa. Quando guidi te ne accorgi poco. I momenti peggiori sono le prove libere: torni ai box e devi stare lì, con il casco in testa, in attesa di ripartire».

Circuiti preferiti?

«Spa è il migliore, poi Melbourne perché il primo della stagione e si ha voglia di ricominciare».

Come cambia la guida nei tracciati cittadini?

«Singapore è molto diverso da Montecarlo, mi ricorda Montreal. Il giro è lungo e insidioso, l’asfalto meno regolare rispetto ai tracciati tradizionali. Comunque alla fine la pista migliore è quella in cui le cose filano via senza imprevisti».

Com’è il rapporto con il suo compagno di squadra?

«Buono fin dall’inizio. Corriamo e lavoriamo bene insieme da due anni».

E con Verstappen?

«Personalmente non ho nulla contro di lui, ma non so se sia un sentimento reciproco».

La vendita della F1: che idea si è fatto?

«Non conosco i contenuti dell’accordo. Ho letto qualche titolo di giornale e non sono rimasto particolarmente colpito. In prospettiva, l’obiettivo è quello di rendere la Formula 1 più divertente e interessante per gli appassionati. Qualcuno si è svegliato e ha deciso che questo è il momento di cambiare».

Ha già ragionato sul suo futuro oltre il 2017?

«No, non sono arrivato tanto in là. Adesso penso al weekend di Singapore, poi a finire bene questo campionato e infine a cominciare al meglio il prossimo. Magari lotterò per il titolo e a quel punto chissà. Ne parlerò con la Ferrari».

Lei è il pilota più anziano, ha quasi 37 anni ed è in F1 dal 2001…

«Sì, ma mi sono anche fatto due anni di vacanza (ride). Nei rally, intendo».

Qual è stata la macchina più divertente con cui ha gareggiato?

«La Ferrari del 2007. In quel campionato c’erano due fornitori di pneumatici, Bridgestone e Michelin, e la competizione li spingeva e produrre gomme sempre più veloci».

Che macchina guida nel tempo libero?

«Una Giulietta».

Forse una Giulia…

«No, no, una Giulietta. Modello base, colore viola».

Tutti si aspettano che un pilota di F1 guidi una Ferrari rossa. Soprattutto se è un pilota Ferrari.

«Me l’hanno regalata. La uso in Svizzera per andare e tornare dall’aeroporto, non ci devo fare lunghi viaggi».

Che sport pratica fuori dalla F1?

«In inverno l’hockey. Mi piace anche il calcio, ci giocavo da ragazzo».

Ruolo?

«Attaccante».

Com’è una giornata a casa Raikkonen?

«Libera. Vede questo foglio? (mostra il programma delle conferenze stampa durante il fine settimana di Singapore, ndr). Nella mia giornata in famiglia non esistono orari. Faccio quello che voglio quando ne ho voglia». 

Da La Stampa.it

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