A proposito di Kimi

Nessuna pietà–29/05/2017

Cannibalizzato

Il viso di Kimi Raikkonen sul podio di Monte Carlo valeva più di qualsiasi parola. Il finlandese è stato annichilito dalla vittoria del ‘cannibale’ Sebastian Vettel, e ora dovrà cercare di non subire il contraccolpo psicologico di una sconfitta che potrebbe lasciargli pesanti strascichi.

La differenza tra un campione e un campionissimo sta nel canino. Vettel ha sentito l’odore del sangue e ha azzannato, senza pietà, come un moderno vampiro di rosso vestito. Raikkonen, d’altronde, ha il profilo perfetto del ‘buono’, l’ingenua preda designata del cannibale. Un’esitazione di troppo nell’avvicinarsi ai doppiati Button e Wehrlein ha fatto brillare gli occhi a Seb, che come un avvoltoio ha iniziato a braccarlo, prima di affondare il colpo grazie a una strategia rivelatasi perfetta. Per lui.

Il campionissimo, il cannibale, accentra su di sé tutte le attenzioni della propria squadra, come una primadonna carica di fascino. E volente o nolente, è sempre al posto giusto nel momento giusto. Le gomme son sempre quelle giuste, le strategie sempre le migliori a disposizione. A Monaco per Vettel tutti i tasselli del puzzle sono andati al posto giusto, per Kimi dal giro 34 si è invece frantumato tutto in mille pezzi. Sin dal rientro in pista, nuovamente dietro a Button e Wehrlein.

E l’Iceman si è sciolto, vagando lentamente e svogliatamente per tutta la seconda parte di gara. Scendendo dalla vettura non ha tradito mezzo sorriso, picconato nell’animo dalla vittoria del suo compagno di box. Sebastian non ha avuto pietà, come non la ebbe in passato con Webber, come Alonso con Massa, e ancor prima di lui Schumacher con i vari Barrichello e Irvine.

Il cannibale sorride, ti fa i complimenti pubblici, non lesina le pacche sulle spalle. Ma poi abbassa la visiera e ti azzanna, avversario tra gli avversari, appena tenti di rubargli la vittoria. Fanno tenerezza i ‘buoni’: i Kimi, i Massa, i Barrichello. Ma sono i ‘cattivi’ che si prendono le copertine, le coppe, che autografano l’albo d’oro.

Sabato la pole di Raikkonen profumava di romanticismo e di eroismo. Domenica sera il rischio è quello di vedere il finlandese trascinarsi stancamente verso fine stagione, verso il ritiro. Il mondo alla rovescia in ventiquattro ore. La psicologia di un pilota va trattata con cura. Il viso allucinato di Kimi sul podio potrebbe essere il punto di non ritorno di una carriera, come già accaduto a Rubens in Austria nel 2002, a Massa ad Hockenheim nel 2010, a Webber nel ‘Multi 21’ a Sepang nel 2013.

Nel ‘caso Raikkonen’ a Monaco 2017 non c’è però un ordine di scuderia. Ma un cannibale che ha messo a segno il delitto perfetto. Da solo?

Da Formulapassion.it

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