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Un tifoso speciale–30/08/2017


Famiglia e vittorie, Alesi jr: Giuliano, ferrarista nel nome del padre

A 17 anni il figlio di Jean è nel vivaio di Maranello: «Anche Raikkonen fa il tifo per me. Ma quando i risultati non arrivavano volevo smettere. Papà mi ha fatto cambiare idea»

Tre vittorie di fila, rimonte, sorpassi e docce sul podio. Papà Jean trattiene il fiato, agita le braccia e le coppe, ogni week end è un terremoto del cuore, il figlio Giuliano sta crescendo bene e in fretta nella Gp3, una delle categorie propedeutiche alla Formula 1. «Studia» nelle giovanili della Ferrari: diciassette anni, poliglotta, ama il giardinaggio e vuole ripercorrere le orme del genitore, che è stato, e rimane, uno dei piloti del Cavallino più amati (vi ha corso dal 1991 al 1995).

Monza è una tappa speciale per chiunque, figurarsi per gli Alesi, orgogliosissimi delle loro origini italiane. Ogni estate tornano in Sicilia, nel trapanese, da dove i nonni sono partiti per la Francia: «A Monza l’accoglienza è calorosissima anche per chi non è un campione e non guida una F1, non vedo l’ora di scendere in pista» racconta Giuliano. Dal «battesimo» nella F4 francese a un campionato di rilevanza mondiale, l’inizio l’anno scorso è stato in salita, ma poi è scattata la molla: «Ho fatto un grande salto, ora ho più confidenza con la macchina». Dietro ai successi ci sono la consapevolezza e il lavoro all’Academy di Maranello diretta da Massimo Rivola: «Mi ha aiutato a migliorare in tutto: dalla guida, alle sessioni al simulatore, all’allenamento fisico: è una palestra di sport e di vita. Devo ringraziare Maurizio Arrivabene che ha creduto in me quando era difficile farlo, ha avuto pazienza e fiducia».

La gavetta è ancora lunga, la concorrenza tanta, le scuderie allevano «baby» piloti a raffica, e in F1 spesso più del talento contano gli sponsor; questo Giuliano lo sa: «Ma il mio sogno non cambia: voglio guidare la Rossa. Nello stesso tempo però devo rimanere concentrato, pensare a fare bene in tutte le gare e non farmi distrarre: quando inizi a ragionare su altro cominci a commettere degli errori che poi paghi». È la filosofia dei piedi per terra, tanto cara al team principal della Ferrari.

Sostiene Jean che più di tanto non può aiutare Giuliano perché «le macchine di oggi sono completamente cambiate: all’epoca mia non esistevano gli iPhone, la tecnologia viaggia talmente veloce che è impossibile starvi dietro, anche nelle corse». Ma certe dritte non hanno età: «Papà mi dà un sacco di consigli su come affrontare le gare, su come superare le difficoltà: quando non arrivavano i risultati mi chiedevo se non fosse il caso di smettere. E invece lui era sempre lì a spronarmi: “Non mollare”. Poi mi suggerisce come comportarmi davanti alle telecamere, però, è vero, gli riesce difficile spiegare qualcosa su un mezzo che non ha mai guidato».

Un cognome famoso può essere un peso (per Rosberg lo è stato), non per lui: «Mi fa sentire più leggero: tantissime persone parlano di me anche per i ricordi che hanno di Jean». Serate sul divano a riguardare le gare del passato, il legame familiare è fortissimo: «Il mio idolo in F1 resta lui». Fra i tifosi di Giuliano, uno lo segue con attenzione particolare, Raikkonen, l’ultimo campione del mondo in rosso: «Kimi è una persona completamente diversa da quello che sembra. È informato su tutto, ogni volta che vado bene mi arrivano i suoi complimenti. Ed è veramente un onore».

Da Corriere.it